Martin Auer: La Strana Guerra, Racconti per una Cultura di Pace

   
 

I Contadini che ci sapevano fare coi Numeri

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Tradotto da Giovanna Rampone

Questa traduzione non è ancora stata revisionata

Il sognatore
Il ragazzo blu
Il Pianeta delle carote
Paura
Ancora Paura
Gli Strani Abitanti del Pianeta Hortus
Due Combattenti
Uomo Contro Uomo
La Grande Guerra su Marte
Lo Schiavo
I Contadini che ci sapevano fare coi Numeri
La Strana Guerra
Serpente Stella
Ingorgo
I Due Prigionieri
Il denaro
La storia di un buon Re
Parole Aperte
La Bomba
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Tra i luoghi che il mullah Nasreddin Hodja visitò nei suoi viaggi, c’era un villaggio i cui abitanti erano noti per essere particolarmente esperti nei calcoli. Nasreddin trovò alloggio presso la casa di un contadino. Il mattino dopo Nasreddin si accorse che nel villaggio non c’era un pozzo. Ogni mattina, un membro di ogni famiglia del villaggio caricava uno o due asini con delle brocche per l’acqua vuote, raggiungeva un ruscello ad un’ora di cammino dal villaggio, riempiva le brocche, e le riportava indietro, impiegando un’altra ora.

“Non sarebbe meglio se aveste l’acqua nel villaggio, ” chiese l’hodja al contadino presso il quale abitava.

“Oh, molto meglio, ” disse il contadino. “ogni giorno l’acqua mi costa due ore di lavoro per l’asino e per il ragazzo che lo conduce. In totale 1.460 ore l’anno, se calcoliamo l’asino uguale al ragazzo. Se l’asino e il ragazzo impiegassero quel tempo a lavorare nei campi, io potrei, per esempio, piantare un intero campo di zucche e raccogliere 457 zucche in più ogni anno.”

“Mi pare che voi abbiate previsto ogni cosa per bene, ” disse l’hodja con ammirazione.” E allora, perché non scavare un canale che porti l’acqua al villaggio?”

“Non è così semplice”, disse il contadino. “Sulla strada c’è una collina che dovremmo scavare e togliere. Se utilizzassi ragazzo e asino per scavare un canale, piuttosto che mandarli per acqua, ci metterebbero 500 anni, lavorando due ore al giorno. Io potrò forse campare ancora trent’anni, quindi mi costa molto meno farli portare l’acqua.”

“Sì, ma sarebbe compito soltanto tuo scavare un canale? Ci sono molte famiglie in questo villaggio.”

“Certamente, ” disse il contadino, “ci sono esattamente 100 famiglie. Se ogni famiglia mandasse un ragazzo e un asino ogni giorno per due ore, ci vorrebbero cinque anni per finire il canale. E se lavorassero dieci ore al giorno, per finirlo ce ne vorrebbe uno.”

“Allora perché non parli con i tuoi compaesani e gli suggerisci di scavare il canale tutti insieme?”

“Dunque, se devo discutere una questione importante con un compaesano, lo invito a casa mia, gli offro tè e halvah, parliamo un po’ del tempo e delle previsioni per il prossimo raccolto, poi si parla della sua famiglia, delle sue figlie, e dei suoi nipoti. Poi gli offro il pranzo, e dopopranzo prendiamo di nuovo il tè. Poi lui s’informa della mia fattoria e della mia famiglia, poi arriviamo al punto, con piacere e con calma. Per tutto questo ci vuole un intero giorno. Siccome nel villaggio ci sono 100 famiglie, Io dovrei parlare con 99 capofamiglia. Devi ammettere che non posso permettermi di passare novantanove giorni di seguito in queste discussioni. La mia fattoria andrebbe alla malora. Il massimo che possa fare è invitare a casa mia un compaesano alla settimana. Ma se un anno ha cinquantadue settimane, mi ci vorrebbero almeno due anni per parlare con tutti i miei compaesani. Conoscendo i miei compaesani, tutti alla fine concorderebbero che sarebbe meglio avere l’acqua nel villaggio, perché ci sanno tutti fare coi numeri. E conoscendoli bene, ognuno di loro si impegnerebbe a partecipare all’impresa, se anche gli altri lo facessero. Insomma, dopo due anni dovrei cominciare tutto daccapo. Dovrei invitarli a casa mia e riferire che anche gli altri sono d’accordo a partecipare.”

“E’ vero, ” disse l’hodja, “ ma dopo due anni sareste pronti per cominciare il lavoro. E dopo ancora un anno, il canale sarebbe finito!”

“Esatto, ” disse il contadino. “Così gli scansafatiche trarrebbero dal canale lo stesso vantaggio degli altri, ma senza la spesa.”

“Devo ammettere che è così, ” disse l’hodja.

“Così chiunque ci sappia fare coi numeri cercherà di sottrarsi al proprio dovere. Un giorno l’asino zoppicherà. Un altro giorno il figlio di qualcuno avrà la tosse. E poi si ammalerà la moglie di qualcun altro, e ci sarà bisogno del ragazzo e dell’asino per condurre il dottore. Ma nel nostro villaggio, tutti ci sanno fare coi numeri, così ognuno cercherà di evitare di fare la sua parte. E siccome ognuno di noi sa che gli altri non si ammazzeranno di lavoro, nessuno manderà il suo ragazzo e il suo asino a lavorare. Quindi i lavori per il canale non cominceranno mai.”

“Devo ammettere che i tuoi argomenti sembrano assai convincenti, ” disse l’hodja. Rimuginò per un po’, e d’improvviso esclamò, “Ma io conosco un villaggio, dall’altro versante dei monti, che ha esattamente gli stessi vostri problemi, ma sono vent’anni che c’è un pozzo.”

“Bene, ” disse il contadino, “evidentemente non ci sanno fare coi numeri.”

   
 

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