Martin Auer: La Strana Guerra, Racconti per una Cultura di Pace

   
 

Il Pianeta delle carote

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Tradotto da Giovanna Rampone

Revisionato da Nicole Jones

Il sognatore
Il ragazzo blu
Il Pianeta delle carote
Paura
Ancora Paura
Gli Strani Abitanti del Pianeta Hortus
Due Combattenti
Uomo Contro Uomo
La Grande Guerra su Marte
Lo Schiavo
I Contadini che ci sapevano fare coi Numeri
La Strana Guerra
Serpente Stella
Ingorgo
I Due Prigionieri
Il denaro
La storia di un buon Re
Parole Aperte
La Bomba
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Su un minuscolo pianeta vivevano una volta delle persone che lavoravano sodo e altre che non lavoravano poi così sodo. Poi ce n'erano altre che lavoravano molto sodo e altre che erano molto pigre. Tanto per capirci- le cose andavano esattamente come vanno in qualsiasi altra parte dell'universo; se non fosse perché i pigri e i gran lavoratori ammucchiavano ogni cosa che coltivavano - specialmente una gran varietà di carote- in una catasta e dividevano ogni cosa che si trovava nella catasta. Questo non è esattamente ciò che accadeva dappertutto.

Ma un giorno alcuni dei gran lavoratori dissero, " Non ne possiamo più: Noi peniamo e sudiamo tutto il giorno e gli altri che stanno tutto il giorno sdraiati al sole a fischiettare arrivano bel belli e pretendono di mangiare le nostre carote." E invece di gettare le carote nella catasta comune le portarono a casa e si ingozzarono fino a scoppiare.

I pigroni si limitarono a scrollare di spalle e cominciarono a mangiare dalla grande catasta e, naturalmente mangiarono più di quello che avevano portato nella grande catasta.

Allora quelli che lavoravano ma non troppo e quelli che erano pigri ma non troppo notarono che ora tutti avevano meno di prima visto che i gran lavoratori avevano sempre portato alla catasta molte più carote di quante loro stessi ne mangiassero.

Allora quelli che lavoravano ma non troppo dicevano " Anche noi ci terremo le nostre carote."  Smisero di portare carote alla grande catasta e ciascuno di loro si fece una piccola catasta privata a casa.

E quelli che erano pigri ma non troppo fecero la stessa cosa. "Non abbiamo scelta," dicevano ai pigroni.

Ora tutti avevano le loro cataste di carote private di fronte alle loro casette, e quando avevano voglia di mangiare un particolare varietà di carote che non era nella loro catasta, dovevano vedere di riuscire a commerciarla con qualcun altro.

Molto presto c'era un gran via vai di gente, e dopo il lavoro erano occupati per ore ed ore a commerciare carote finché, nelle loro case, non c'erano tutte le varietà di carote di cui avevano bisogno, odi cui pensavano di aver bisogno.

"Arrivederci e grazie!" dicevano tra loro i pigroni. Per loro non c'era più la catasta comune da cui potevano scroccare. Ma,da questa situazione, ognuno di loro imparò una lezione diversa. Alcuni dicevano, "Va bene, credo che dovrò proprio lavorare di più." Ma non era così semplice, perché ogni volta che un pigrone pentito cercava un campo per piantare le sue carote, c'era sempre qualcuno che diceva, "Ehi, ho sempre piantato io carote lì. Questo è il mio campo."

Altri, ogni volta che avevano fame, andavano semplicemente alle villette dei più ricchi e prendevano dalle cataste di carote. " Abbiamo sempre preso dalle cataste comuni. Se ora ce ne sono molte invece di una sola, vuol dire che ci sono molte cataste comuni. In ogni caso, prenderemo da lì quello che ci pare," dicevano.

Naturalmente i ricchi non gradivano molto questo atteggiamento, tanto che alcuni di loro incominciarono a costruire recinti intorno alle loro cataste di carote. E presto quasi tutti dovettero costruire un recinto attorno alla loro catasta, perché, più si costruivano recinti intorno alle cataste, più i pigroni, che volevano conservare le antiche usanze, continuavano a prendere quel che volevano dalle cataste che non erano cintate.

Molto presto chiunque avesse una catasta, aveva anche un recinto intorno ad essa. Ora dopo il lavoro, non c'era soltanto da occuparsi delle attività di commercio di carote, ma anche delle riparazioni e delle migliorie ai recinti e della sorveglianza per evitare che qualcuno li scavalcasse.

Molto presto alcuni incominciarono a lamentarsi, "Dopo il lavoro ci incontravamo sempre alla grande catasta di carote per raccontarci barzellette e giocare alla cavallina. Adesso, dopo il lavoro siamo bloccati in casa a sorvegliare le nostre carote e ad aggiustare i nostri recinti; e la mattina dopo siamo stanchi morti e non riusciamo a piantare le nostre carote come si deve. Non si sa come, ma ora abbiamo molto più da fare di prima, ma le carote non sono per niente più abbondanti."

E alcuni suggerivano che avrebbero dovuto tornare alle antiche usanze, con la grande catasta comune. " E' meglio nutrire pochi scrocconi pigri che logorarci continuamente per commerciare, sorvegliare ed aggiustare recinti!"

Ma i più ricchi dicevano, "No, se torneremo alle antiche abitudini significa che è consentito scroccare. Tutti vorranno scroccare, nessuno pianterà più carote e moriremo tutti di fame!"

"Ma non sarà così," dicevano altri. "per la maggior parte della gente è troppo noioso stare solo sdraiati al sole a fischiettare. Date retta a noi, soltanto pochi sono veramente pigri. In realtà coltivare carote è un divertimento!"

"No," dicevano i più ricchi, " Coltivare carote non è affatto un divertimento. Avere carote è un divertimento. Andate pure avanti a dividere le vostre carote con quei pigroni vagabondi se volete. Noi non abbiamo nessuna intenzione di abbattere i nostri recinti!"

"Beh," dicevano alcuni dei ricchi ma non troppo, "Se i veri ricchi non ci stanno, anche noi manterremo i nostri recinti. Non abbiamo tanto da poterlo dividere con i pigroni vagabondi."

E i poveri ma non troppo dicevano," Bene, se siamo gli unici disposti a dividere finirà che tutti avranno troppo poco. Non possiamo essere d'accordo. Ci dispiace, ma manterremo i nostri recinti."

Così non se ne fece nulla. E anche se la maggior parte di loro sapeva che ora tutti avevano più lavoro da fare e meno carote, non riuscirono a fare in modo di tornare alle antiche usanze.

Ma accaddero altre cose molto interessanti. Alcuni di quelli che non avevano grossi campi di carote andarono dai ricchi e dissero," Ascoltate, se ciascuno di voi mi dà un po' di carote tutti i giorni, in cambio farò la guardia alle vostre cataste."

E altri ebbero un'altra idea e dicevano, "Riparerò i recinti di chiunque mi dia carote!"

E ancora altri andavano di casa in casa dicendo," Datemi un po' delle vostre carote e io le commercerò per voi, se posso tenere una carota ogni cinque."

Così andò avanti per un po'; poi alcuni  cominciarono a grattarsi la testa dicendo " Ora dovrei avere più tempo, ma devo piantare più carote per poter pagare chi ripara il recinto, il guardiano notturno e il commerciante di carote."

E ancora una volta alcuni proposero di tornare alle antiche abitudini e abbattere i recinti. Ma stranamente, non erano soltanto i più  ricchi ad essere contrari all'idea, ma anche i più poveri, "Volete toglierci il lavoro?" protestavano quelli che riparavano i recinti.

Eh sì; e così lasciarono che le cose andassero avanti col nuovo sistema.

   
 

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